Le staminali cordonali sono sicure anche a distanza di anni? Uno studio coreano ha seguito per cinque anni nove pazienti con artrite reumatoide dopo una sola infusione di queste cellule. Il risultato più importante riguarda proprio la sicurezza a lungo termine, cioè il dato più difficile da ottenere in questo campo.
Perché servono dati di sicurezza a lungo termine
Gli studi clinici di fase iniziale seguono i pazienti, di solito, per un periodo limitato. Questo tempo basta per osservare gli effetti immediati di un trattamento, ma non quelli tardivi. Alcuni rischi, per esempio infezioni, eventi cardiovascolari o tumori, possono infatti comparire anche dopo anni.
Per questo un follow-up di cinque anni ha un valore particolare. Permette infatti di capire se una terapia con staminali cordonali resta sicura nel tempo, e non solo nelle prime settimane.
Artrite reumatoide: che cosa lasciano aperto le terapie attuali
L’artrite reumatoide (AR) è una malattia infiammatoria cronica e sistemica. Colpisce soprattutto la membrana sinoviale, il sottile tessuto che riveste le articolazioni. Senza un buon controllo, l’infiammazione distrugge le articolazioni in modo progressivo e può causare una disabilità importante.
Negli ultimi vent’anni i farmaci antireumatici biologici (bDMARDs) e sintetici mirati (tsDMARDs) hanno cambiato in modo radicale la prognosi. Tuttavia, l’uso prolungato di queste terapie, che agiscono sul sistema immunitario, comporta alcuni rischi. Aumenta infatti il rischio di infezioni, come tubercolosi, epatite B ed herpes zoster. Inoltre, si associa a rischi cardiovascolari e, secondo alcune analisi, a un possibile aumento del rischio di tumori.
Proprio in questo spazio nasce l’interesse della ricerca per le terapie cellulari. Gli scienziati le studiano anche in altre malattie autoimmuni, come abbiamo raccontato a proposito di uno studio real-world su 120 pazienti.
Come agiscono le staminali cordonali sul sistema immunitario
Le cellule staminali mesenchimali (MSC) sono cellule multipotenti e non ematopoietiche, cioè non danno origine alle cellule del sangue. Sanno rinnovarsi e contribuire alla rigenerazione dei tessuti. La loro proprietà più interessante, però, è un’altra: modulano la risposta immunitaria.
Le MSC agiscono su più livelli. In primo luogo, frenano la maturazione delle cellule dendritiche e l’attivazione delle cellule natural killer. Poi riducono la proliferazione eccessiva dei linfociti T e B. Infine, favoriscono la produzione di cellule T regolatorie (Treg), che aiutano a ristabilire la tolleranza immunitaria.
Gli studi preclinici, cioè su modelli di laboratorio e animali, descrivono anche altri effetti. Per esempio, le MSC spostano i macrofagi dallo stato M1, pro-infiammatorio, allo stato M2, antinfiammatorio. Inoltre, riducono TNF-α e IL-17, aumentano IL-10 e inibiscono l’osteoclastogenesi, ossia la formazione delle cellule che degradano l’osso.
Le MSC si possono ricavare anche dal midollo osseo o dal tessuto adiposo. Le staminali cordonali, in particolare le MSC da sangue cordonale (hUCB-MSC), offrono però tre vantaggi: raccolta non invasiva, maggiore capacità di proliferare e bassa immunogenicità. Di conseguenza, il sistema immunitario del ricevente tende meno a riconoscerle come estranee. Per saperne di più, puoi leggere la nostra pagina sulle cellule staminali del cordone ombelicale.
Lo studio: nove pazienti seguiti per cinque anni
Il lavoro è un follow-up osservazionale prospettico sulla sicurezza delle staminali cordonali. Riguarda 9 pazienti che avevano partecipato al trial di fase I CURE-iv. All’inizio del trial, questi pazienti avevano un’attività di malattia moderata nonostante il metotrexato. Ciascuno aveva ricevuto una singola infusione endovenosa di hUCB-MSC a uno di tre dosaggi: 25, 50 o 100 milioni di cellule.
Durante il follow-up i ricercatori non hanno somministrato nuovi trattamenti. Hanno invece seguito i pazienti nel tempo con visite, esami di laboratorio ed elettrocardiogrammi periodici. L’obiettivo era registrare gli eventi avversi, gravi e non gravi, comparsi dopo l’infusione di staminali cordonali.
In particolare, il gruppo di ricerca ha monitorato gli “eventi di speciale interesse”: infezioni gravi e opportunistiche, eventi cardiovascolari maggiori, eventi tromboembolici e tumori.
Staminali cordonali: i risultati sulla sicurezza a cinque anni
In cinque anni di osservazione lo studio non registra decessi, eventi tromboembolici o tumori maligni. Per la ricerca sulle staminali cordonali, questo è il dato centrale.
Nel complesso, i ricercatori hanno contato 97 eventi avversi. Le diagnosi più frequenti riguardano osteoartrite e rinofaringite, riportate dal 44,4% dei pazienti (4 su 9). Si tratta di disturbi attesi in questa fascia d’età e in questa popolazione clinica.
Lo studio riporta anche alcuni eventi avversi gravi. Tuttavia, i clinici li hanno giudicati non correlati all’infusione:
- una cellulite infettiva, oltre un anno dopo, risolta con antibiotici;
- un episodio di insufficienza cardiaca a distanza di anni, riconducibile a un’ipertensione preesistente;
- due tumori benigni, un tumore ovarico e un adenoma mammario, a tre anni dal trattamento e senza un nesso causale evidente.
I parametri di laboratorio restano stabili, con due sole eccezioni lievi e transitorie: un aumento dei trigliceridi e un caso di eosinofilia. Entrambe le anomalie rientrano poi spontaneamente.
Efficacia: un beneficio che si attenua nel tempo
Sul fronte dell’efficacia il quadro presenta più sfumature, e conviene quindi riportarlo con precisione.
I ricercatori hanno misurato l’attività di malattia con il punteggio DAS28. Dopo l’infusione, il punteggio cala in modo marcato e tocca i valori più bassi tra il terzo e il sesto mese. In genere, il miglioramento dura fino a un anno. Nel resto del follow-up, però, l’effetto si attenua progressivamente e l’attività di malattia torna verso i livelli iniziali.
La conclusione è chiara: una dose singola non basta a modificare in modo duraturo il decorso di una malattia cronica. Per mantenere il controllo dei sintomi serviranno probabilmente somministrazioni ripetute. Il loro profilo di sicurezza, però, richiede studi dedicati.
I limiti dichiarati dagli autori
Gli autori indicano con chiarezza tre limiti:
- Campione molto piccolo. Con nove pazienti non è possibile rilevare effetti collaterali rari né generalizzare i risultati.
- Nessun gruppo di controllo. Senza un braccio placebo è difficile distinguere gli eventi dovuti alla terapia da quelli legati all’età o al decorso naturale della malattia.
- Dose singola. Lo studio dice poco o nulla sulla sicurezza di somministrazioni ripetute, cioè lo scenario clinico più probabile.
Il lavoro ha comunque un merito importante. Cinque anni di follow-up rappresentano infatti uno dei periodi di osservazione più lunghi mai documentati per questa terapia. In un campo dove i dati a lungo termine sulle staminali cordonali scarseggiano, lo studio diventa quindi un riferimento.
Nota importante Le applicazioni descritte appartengono all’ambito della ricerca clinica e non costituiscono terapie approvate nella pratica corrente. Nessuna informazione riportata va intesa come indicazione medica.
Perché SSCB segue la ricerca sulle staminali cordonali
I dati di sicurezza a lungo termine decidono se una terapia cellulare potrà entrare nella pratica clinica. Per le staminali cordonali, però, la sicurezza comincia molto prima dell’infusione. Dipende infatti da ogni passaggio del campione: raccolta, processamento, caratterizzazione e conservazione.
Gli standard FACT-NetCord regolano proprio questa catena. SSCB detiene questo accreditamento da oltre dodici anni. Gli standard fissano soglie minime di cellule nucleate totali e CD34+, requisiti di vitalità e una temperatura di stoccaggio pari o inferiore a -150 °C. Prevedono inoltre la tracciabilità ISBT 128, riconosciuta dagli ospedali di tutto il mondo.
Il percorso dalla cellula al paziente è al centro anche del nostro articolo sui tre requisiti delle terapie cellulari avanzate.
Vuoi capire perché non tutte le biobanche sono uguali? Scopri le certificazioni di SSCB e che cosa significano per la qualità del campione.
Fonte: Park EH, Kim MJ, Kang KS, Shin K. Long-term safety of intravenous human umbilical cord blood-derived mesenchymal stem cell therapy in rheumatoid arthritis: a 5-year follow-up study. Stem Cells Transl Med. 2026;15(8):szag062. doi:10.1093/stcltm/szag062
